BiagioMoretti

Il Prof. Biagio Moretti, Presidente onorario dell’ottavo Congresso Nazionale 2022 dell’Associazione Italiana Specializzandi in Ortopedia e Traumatologia: “dalle due giornate del Congresso nazionale è emersa la necessità di ripensare alla didattica e alla formazione con l’auspicio di un’adeguata copertura finanziaria per le nuove esigenze della didattica”

19 luglio 2022

A margine del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Specializzandi in Ortopedia e Traumatologia (AISOT) che si è svolto il 1-2 luglio 2022 a Bari, la redazione di SIOT NEWS ha intervistato il Prof. Biagio Moretti, in qualità di Presidente onorario del Congresso e “padrone di casa”, Docente Universitario e Direttore della Scuola di Specializzazione di Ortopedia e Traumatologia dell’Università di Bari e vice-Presidente della SIOT.

Prof. Moretti, avete ospitato a Bari oltre duecento giovani in specializzazione, probabilmente la prima generazione di Ortopedici “nativi digitali”. Cosa cambia nel loro approccio allo studio?
“Le caratteristiche della nuova generazione devono più che altro indurre noi docenti ad un ripensamento sulla nostra capacità didattica e formativa, superando quelle impostazioni metodologiche che, pur mantenendo una importanza storica, sono, ormai, superate e non adeguate alle esigenze attuali. I ragazzi sono molto motivati e vogliono subito “darsi da fare”. La risposta che veniva data a noi in tempi passati (ma anche più recenti) era “guarda e, al momento opportuno, saprai fare”, oggi appare assolutamente fuori luogo perché i giovani, fin dal primo anno, chiedono di poter essere introdotti in un percorso pratico per cui dobbiamo essere pronti a confezionare un’offerta in grado di creare un appeal per la nostra specialità”.

Che di tipo di preparazione è necessaria nel contesto attuale?
“Intanto, quando parliamo di Ortopedia e Traumatologia, facciamo riferimento ad una specialità enorme che, oggi, spazia dalla meccanica alla microchirurgia, alla bioingegneria ed ai biomateriali, alla microbiomeccanica, alle scienze di base, che rappresentano il supporto imprescindibile per poter interpretare la guarigione delle fratture e delle lesioni muscolo-tendinee allestendo programmi terapeutici finalizzati. Per tali motivi possiamo capire quanto sia indispensabile una notevole preparazione non limitata agli aspetti clinici e “meccanici”, tipica dei tempi passati, ma di carattere ampio, a 360 gradi, nella quale trovino collocazione, in misura adeguata, un bagaglio di conoscenze di carattere biologico e meccanico. Non dobbiamo più formare un “ortopedico-meccanico”, ma uomini e donne in grado di “interpretare” al meglio la propria professione di specialisti (chirurghi o ambulatoriali), ma anche di saper leggere un lavoro scientifico, di partecipare a riunioni, di parlare in pubblico e di disporre di un retroterra culturale aggiornato, indispensabile per trattare al meglio le varie patologie. E questo è un compito difficile sia per i docenti che per i discenti”.

E’ difficile anche tenuto conto del fatto che, per organizzare adeguati percorsi formativi, è necessaria un’adeguata dotazione finanziaria.
“Sì e, in quest’ottica, garantire percorsi formativi adeguati diventa problematico perché i fondi di cui disponiamo non sono infiniti. Anzi, sono purtroppo molto limitati. Nella scuola di Bari, ad esempio, abbiamo 78 medici in formazione, distribuiti nei 5 anni, che devono seguire un percorso ministeriale che prevede, oltre la didattica frontale classica (che oggi ha perso buona parte della sua importanza), Cadaver Lab e corsi avanzati teorico-pratici (che hanno un considerevole costo) ed il tutoraggio continuo, ma “con le mani sul paziente”, che acquisisce un’importanza strategica soprattutto nella rete formativa più che nelle strutture universitarie canoniche. Noi, come struttura universitaria, dobbiamo rappresentare il polo di riferimento per la didattica, classica e moderna, per la formazione e la preparazione all’attività scientifica dello specializzando che svolgerà la sua preparazione professionalizzante soprattutto nelle sedi comprese nella rete di formazione correlata alla scuola di specializzazione, seguito da tutor certificati”.

E’ necessario, quindi, puntare a una formazione teorica e al tempo stesso pratica?
“Dobbiamo necessariamente metterci al passo con i tempi e questo vuol dire arrivare a una didattica nuova che non è soltanto ristretta a lezioni classiche o a Cadaver Lab, ma che deve spaziare per poter garantire la crescita dello studente in termini di formazione pratica, professionalizzante, generale e scientifica, assicurando i rapporti con altre sedi e con realtà diverse e lontane, attraverso fellowship e periodi di approfondimento presso istituzioni nazionali e estere di livello.
Tutto ciò è emerso dal Congresso di Bari, attraverso giornate orientate a sviluppare sia la parte teorica che quella pratica, che è stato articolato in sei percorsi di workshop, in cui i ragazzi hanno potuto affrontare concretamente i vari problemi delle diverse patologie. Gli studenti devono essere preparati per operare prima su cadavere, poi in forma virtuale o viceversa, e infine in sala operatoria”.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo alla conferenza nazionale sulla questione medica organizzata dalla Fnomceo, ha anticipato che intende rafforzare l’impiego straordinario degli specializzandi, iniziato nel periodo della pandemia. Come impatta questa situazione sulla formazione?
“Di fatto è come abortire il percorso formativo. Se il Ministero pensa di reclutare i ragazzi già dal primo anno della specializzazione, credo che sacrificheremo il periodo più importante del percorso di crescita dei ragazzi, e cioè quello dedicato allo studio ed all’approfondimento scientifico nonché alle relazione con gli altri colleghi di sedi diverse; e questa fase non potrà mai più essere recuperata dopo il termine del periodo di formazione, quando lo specialista dovrà lavorare sul territorio senza sosta. Il reclutamento precoce, pertanto, ingigantisce i problemi di una corretta formazione e non assicura al ragazzo il percorso di crescita fisiologico che dovrebbe essere didattico, scientifico, di ricerca e assistenziale. A tal proposito, gli specializzandi hanno presentato al Congresso i risultati di una survey nazionale, dalla quale si evince che il 95% non è soddisfatto di questa impostazione (quella del così detto Decreto Calabria, ndr)” e questi risultati sono stati discussi in una tavola rotonda alla quale hanno partecipato rappresentanti dei Docenti Universitari, dei Tutor Ospedalieri, delle Istituzioni Ministeriali e dei Medici in formazione ortopedici italiani ed europei e di altre specialità. E, a tal proposito, è stata auspicata la realizzazione di un tavolo permanente tra specializzandi, istituzioni e rete formativa, in grado di poter definire percorsi e principi di comportamento sovrapponibili in tutte le sedi italiane.

L’AISOT ha sottoscritto una convenzione con la SIOT: quali sono i vantaggi?
“Intanto va detto che gli sforzi compiuti dalla SIOT per la formazione sono notevoli. La convenzione con AISOT ha prodotto una serie di vantaggi per gli specializzandi: dalla iscrizione alla Società nazionale a fronte di una quota molto ridotta (50 euro l’anno, ndr), a quella di stipulare una polizza agevolata contro il rischio, senza contare la possibilità di seguire un percorso formativo che prevede anche la partecipazione al Congresso Internazionale dei medici in formazione in programma quest’anno ad Atene, per il quale SIOT ha messo a disposizione 6 borse di studio. A mio modio di interpretare i fatti, penso che ciò rappresenti un atto tangibile che sottolinea il ruolo di primaria importanza che SIOT riconosce all’AISOT, in collaborazione con i Direttori delle scuole, con OTODI e con le società superspecialistiche”.

(intervista di Mario Maffei)

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