Michele Saccomanno

Dopo la pausa forzata a causa del Covid-19, la Fondazione per Educazione & Management in Ortopedia è pronta a tornare in Congo per l’ottava missione.

Sono pronti a rifare le valigie per l’Africa, i medici ortopedici della Fondazione per Educazione & Management in Ortopedia (Femor): in questi giorni hanno ripreso a organizzare i viaggi per raggiungere i colleghi del Congo e proseguire i percorsi di formazione avviati negli anni scorsi.

Dopo la pausa imposta dalle restrizioni conseguenti all’emergenza sanitaria da Covid 19, sarà riattivato il ponte sanitario in vista dell’ottava missione con tre obiettivi: ampliare la rete di formazione dei medici locali per le tecniche ortopediche, portare a termine i lavori per la costruzione di una sala operatoria nella diocesi di Idiofa e potenziare la collaborazione con le scuole ai fini della prevenzione.

 

La fondazione Femor: nascita e obiettivi

Stiamo organizzando la spedizione di un container con attrezzature mediche, culle per i bambini e arredi”, dice il presidente della Fondazione Femor, Michele Saccomanno, ortopedico dal 1978, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Roma. Saccomanno ha tenuto a battesimo la Femor nel 2007 con Francesco Greco, all’epoca docente all’università di Ancona.

Eravamo insieme nella Nuova Ascoti, l’associazione sindacale dei chirurghi e degli ortopedici traumatologici italiani”, racconta. “Decidemmo di mettere da parte 125mila euro e di destinarli alla formazione. E’ nata così Femor, fondazione dedita alla formazione del mondo ortopedico non solo in Italia, ma anche all’estero perché esistono regioni nel mondo in cui non ci sono ortopedici”, prosegue Saccomanno.

La Femor promuove e finanzia con contributi propri una serie di attività di cooperazione internazionale e iniziative per favorire la diffusione e la promozione della cultura del management sanitario.

 

La formazione di medici e infermieri in Africa

Negli anni 2010 e 2011 ha stanziato 10mila euro in favore dell’associazione Otodi (Ortopedici e traumatologici ospedalieri italiani) per corsi di formazione a distanza. Nel 2012 ha finanziato con 10mila euro un progetto della Fondazione Avsi People for development, nata nel 1972 per progetti di cooperazione e aiuti umanitarie in 38 Paesi, finalizzato all’organizzazione di un workshop ortopedico a Gulu, in Uganda, per la cura e la riabilitazione dei feriti delle mine antiuomo. L’anno successivo Femor è stata impegnata nella formazione del personale medico e infermieristico dell’ospedale di Bubanza, in Burundi, per conto della Fondazione Italiana Medici per Africa Centrale Onlus, destinando anche in questo caso un contributo di 10mila euro.

Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di interfacciarci con la realtà del Congo, soprattutto grazie a figure religiose, e abbiamo incontrato i medici di Africa Cuamm, la prima organizzazione italiana impegnata per la promozione e per la tutela della salute delle popolazioni che vivono in Africa. Ed è a questa terra che abbiamo deciso di prestare la nostra attenzione formativa grazie all’impegno di colleghi ortopedici, tra i quali Federico Santolini”. Saccomanno vive a Torre Santa Susanna, comune in provincia di Brindisi, mentre Santolini, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Femor, è a Genova, dove dirige il  Reparto di Ortopedia e Traumatologia d’Urgenza dell’Ospedale San Martino. Viaggiano in tandem pensando agli impegni nella Repubblica democratica del Congo e alle missioni sanitarie da riorganizzare dopo lo stop causa Covid-19.

 

Le missioni portate a termine in Congo

“In Congo se ci si rompe una gamba, per esempio a seguito di una caduta da un carro, si rischia di perdere la vita e questo perché non si sa in che modo procedere”, va avanti Saccomanno. “Abbiamo iniziato con una missione l’anno: Santolini ci ha dato la sua disponibilità. Conosceva quella realtà avendo un fratello missionario e con lui abbiamo incrementato la nostra presenza riuscendo a realizzare missioni due volte l’anno. Siamo riusciti a formare circa 80-85 medici del posto in campo ortopedico”.

Il nostro primo obiettivo nelle missioni è fare formazione ed è chiaro che per farlo, si fa anche assistenza”, sottolinea Federico Santolini. “E‘ importante che in Congo ci siano medici che abbiamo conoscenza delle diagnosi e delle cure per la traumatologia, i paramorfismi e i dismorfismi”, va avanti. “Sono stati eseguiti diversi interventi soprattutto su piedi torti”.

Ad agosto 2014, in collaborazione con cooperanti e missionari Omi nella Repubblica Democratica del Congo, Femor ha realizzato un corso di formazione ortopedica per medici e infermieri a Idiofa, a circa 700 chilometri dalla capitale Kinshasa: a tenere le lezioni sono stati due medici ortopedici italiani. Dal 2014, inoltre, Femor è impegnata ogni anno in iniziative di raccolta fondi nelle scuole per far conoscere le realtà in cui operiamo. “E’ importante anche avviare piani di prevenzione in ambito sanitario da far conoscere attraverso i docenti locali”, sottolinea Santolini.

Nel 2015 le missioni a Idiofa a scopo formativo sono state due: una dal 9 aprile al 3 maggio e l’altra dal 19 agosto al 3 settembre. Assieme ai medici ortopedici c’è stata un’assistente sociale. L’anno successivo, per la quarta missione Femor, i volontari sono stati quattro: due medici ortopedici, un’assistente sociale e uno studente di medicina. Sono rimasti in Congo dal 20 aprile al 5 maggio.

 

Prossimo obiettivo: costruzione di una sala operatoria a Idiofa

Il nostro prossimo obiettivo è di costruire e rendere disponibile una sala operatoria nella diocesi di Idiofa del Congo che, come estensione, è più grande della regione Puglia. Qui si opera su tavolini e con luci provvisorie. C’è stata la disponibilità del governo a darci una mano per la fornitura di energia elettrica”, spiega Saccomanno. “Con una sala operatoria attrezzata l’equipe medica sarà effettivamente nelle condizioni di intervenire mettendo in pratica le tecniche che stiamo insegnando”, dice.

Nel mese di aprile 2016 prima della partenza della quarta missione, è stata devoluta una prima tranche di aiuti pari a 5mila euro, destinati a finanziare i primi lavori necessari per le fondamenta.  L’iniziativa è realizzata con il contributo di Nuova Ascoti e con i fondi del 5 per mille della fondazione. “Intanto, grazie al contributo dell’avvocato Elisabetta De Castro di Brindisi siamo riusciti a ottenere, con la cooperazione internazionale, la possibilità di mandare i medici in missione, senza attingere alle ferie”, aggiunge Saccomanno.

Tra il 19 luglio e il 3 agosto 2017, Femor ha organizzato la quinta missione in Congo anche con il supporto della cooperante Barbara Musciagli. Iniziativa proseguita ad agosto dell’anno successivo: accanto ai corsi di formazione rivolti a medici e infermieri, i volontari si sono adoperati per attivare una linea telefonica sulla falsa del 118.  “Siamo riusciti anche far venire in Italia un giovane e promettente collega del posto, Emile Balubuka, per proseguire la formazione nell’ospedale Dario Camberlingo di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi”, aggiunge Saccomanno.

Le attività della Fondazione Femor sono andate avanti nel 2019, con la missione numero sette che ha permesso di integrare all’équipe dei medici italiani un medico congolese, il quale oltre a svolgere il ruolo di formatore è stato anche facilitatore e mediatore culturale.

 

L’impegno in Kenya con l’associazione Silvano Mastragostino

Santolini è anche impegnato in Kenya: “Qui lavoriamo con l’associazione Silvano Mastragostino-Goa Genova ortopedia per l’Africa e ogni anno riusciamo a fare più di 400 interventi chirurgici appoggiandoci a 2 missioni che si dedicano prevalentemente al recupero di patologie ortopediche”, dice. L’associazione è intitolata a Silvano Mastragostino, luminare dell’ortopedia pediatrica. “Mastragostino, all’epoca primario della seconda divisione di ortopedia e traumatologia dell’istituto Gaslini di Genova venne a conoscenza  della realtà del Kenya attraverso i medici missionari del Cuamm di Padova: era il 1984 e 12 anni dopo fondò l’associazione di volontariato che non si è mai fermata prima della pandemia”.

Gli ortopedici sono pronti a rafforzare il ponte della solidarietà Italia-Africa.

 

(a cura di Comunicazione Sanitaria)

 

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