Comitato pari opportunità

“Ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia.
Questo è tempo di costruttori.”
Sergio Mattarella
(dal discorso inaugurale del 2021)

5 marzo 2021

A cura della Commissione SIOT Pari Opportunità e Medicina di Genere.
Componenti: M. Silvia Spinelli, Davide Bizzoca, Alberto Di Martino, Costantino Errani, Annamaria Moretti, Giusy Resmini, Barbara Rossi, Maristella Francesca Saccomanno

 

Comitato pari opportunitàIl periodo di crisi che stiamo vivendo ci riporta alla riflessione dell’etimologia della parola stessa, che viene dal greco krino, verbo che significa “scegliere, discernere”. La sfida di oggi, molto più che in altri momenti, riguarda la possibilità e la responsabilità di decidere oggi quale futuro vogliamo costruire tra i tanti possibili.

A livello internazionale la sintesi di questa direzione viene espressa dal termine sostenibilità.

Questo termine riguarda diversi ambiti, ma ben definiti: ambientale, sociale, umano ed economico. Come ha ricordato il Presidente Draghi nel suo discorso di insediamento al Senato “la prosperità economica di un Paese dipende anche da fattori non economici”, e ha sottolineato l’impegno del Governo ad inserire la sostenibilità in Costituzione.

La Next Generation UE chiama tutte e tutti ad un’assunzione di responsabilità. La parola chiave è crescita e non ci può essere una crescita propulsiva che lasci qualcuno indietro.

Con questo obiettivo di sviluppo senza disparità l’ONU ha dettato per i suoi 193 Stati aderenti 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 (chiamata anche Agenda 2030), a cui ogni paese membro è tenuto a lavorare oggi per la costruzione della società del futuro, con la finalità di un maggiore benessere per tutti.

Il Goal numero 5 riguarda la parità di genere ed è inteso come un obiettivo trasversale e strategico per tutti gli altri.

La sottoccupazione femminile costa all’Europa 360 miliardi l’anno e l’ultimo report dell’International Monetary Fund (IMF) “Gender Inequality and Economic Growth” (https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2020/07/03/Gender-Inequality-and-Economic-Growth-Evidence- from-Industry-Level-Data-49478) del 2020 ben evidenzia come “la parità di genere è molto più che un problema morale; è una questione economica vitale. Per raggiungere il potenziale dell’economia globale dobbiamo creare le condizioni in cui le donne possano raggiungere il loro potenziale”.

Raggiungere il potenziale significa creare le condizioni per esprimere le proprie capacità in termini di formazione, rappresentanza e leadership.

In ambito medico, nell’era 4.0 della Medicina, la realizzazione delle Pari Opportunità non può di certo prescindere dalla promozione e diffusione di una cultura di “genere”. Cruciale risulta essere, in tal senso, l’interesse per la Medicina di Genere, scienza multidisciplinare che mira ad indagare l’influenza delle variabili biologiche, psico-sociali, economiche e culturali sull’espressione clinica delle malattie e sulla risposta ad uno specifico protocollo terapeutico.

Il fine ultimo della Medicina di Genere è quello di attuare, in un’ottica di appropriatezza e di medicina di precisione, un iter diagnostico-terapeutico genere-specifico, al fine di ottimizzare l’outcome clinico.

Negli ultimi due decenni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha posto una grande attenzione sul “genere”, definendo tale dimensione una necessità di metodo ed analisi che deve rivestire un ruolo cruciale nella programmazione sanitaria, al fine di tutelare e promuovere la salute.

In ottemperanza a questi principi, una tappa storica per il nostro Paese è rappresentata dalla approvazione e dalla pubblicazione della Legge 3/2018 (Decreto Lorenzin), che disciplina l’applicazione e diffusione della Medicina di Genere all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La promulgazione del Decreto Lorenzin e la stesura del relativo Piano Attuativo (6 maggio 2019) pone l’Italia all’avanguardia in Europa, nel campo della Medicina di Genere, garantendo l’inserimento del parametro “genere” in ambito medico.

Nel mondo ortopedico, negli ultimi anni, si è osservato un interesse crescente verso lo studio delle Pari Opportunità e della Medicina di Genere. Difatti, riviste autorevoli (Journal of Bone and Joint Surgery e il Clinical Orthopaedic and Releated Research, tra le altre) hanno recentemente pubblicato dati di allerta sulla scarsa rappresentatività delle donne in ortopedia, come un fattore di sottoutilizzo di risorse umane di potenziale eccellenza, cercando di definire i fattori che lo determinano e le strategie di possibile cambiamento (Hill et al., JBJS, 2013; Chambers et al., JBJS, 2018; Rohde et al., CORR, 2016).  Queste analisi evidenziano come, seppure il rapporto F/M sia sempre più vicino al 50% tra i laureati, la percentuale di donne che scelgono la specialità ortopedica non aumenta parallelamente alle altre specialità chirurgiche. Questa tendenza di relativa negatività non viene compensata dagli uomini, che si disperdono equamente nelle altre specialità. I fattori determinanti nella scelta di una laureata nell’intraprendere la specialità ortopedica risultano essere: la presenza di donne all’interno della struttura operativa (role modeling) e il contatto con qualcuno che facesse vedere da vicino la realtà clinico-chirurgica della specialità (mentoring).

Il role modelling e il mentoring sono emersi essere i fattori più determinanti per il reclutamento delle risorse umane nella popolazione medica femminile, e anche i fattori su cui la specialità ortopedica ha accumulato più deficit rispetto alle altre.

Lavorare su questi fattori significa poter attingere ad un capitale umano enorme da utilizzare in termini di sviluppo di potenziale per il beneficio a tutti i suoi membri.

Per quanto concerne la diffusione della Medicina di Genere nella nostra branca, l’analisi della letteratura dell’ultimo quinquennio documenta un crescente interesse nei confronti delle differenze di “genere”. Tuttavia, come sottolineano Gianakos A. L. e coll. (CORR, 2020, 478:1482-1488), attualmente risulta essere ancora bassa, in ambito ortopedico, la percentuale di studi che includono un’analisi genere-specifica. Pertanto, studi futuri dovrebbero porre una maggiore attenzione alle analisi genere-specifiche, al fine di migliorare la gestione clinico-terapeutica delle patologie ortopediche.

Con queste finalità la SIOT da quest’anno ha compiuto un importante passo verso questo impegno istituendo, per la prima volta, la Commissioni Pari Opportunità e Medicina di genere.

Il compito di questa Commissione si sviluppa in due ambiti differenti ma interconnessi: analisi della situazione nazionale della disparità di genere in termini di rappresentanza nei profili secondari, primari e universitari e strategie di miglioramento di utilizzo di risorse attraverso sviluppo di policies specifiche e analisi delle disparità di formazione specialistica. Il secondo obiettivo è studiare gli indicatori biologici e di contesto che incidono nel percorso di diagnosi e trattamento delle patologie ortopediche con la finalità di migliorare i risultati e la soddisfazione dei pazienti.

Obiettivi secondari riguardano l’attivazione di policies volte ad incrementare la quota di rappresentanza in ambito societario dove la presenza femminile, timidamente in crescita è ben lontana nelle società ortopediche a raggiungere persino il 10%.

La percentuale di ortopediche iscritte alla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia è appena dell’11,4 %.

I sociologi chiamano questo elemento condizionante “segregazione professionale” ed esprime la tendenza di un gruppo dominante ad escludere ciò che ritengono “diverso”.

L’European Institue for Gender Equality (https://eige.europa.eu/) è l’organo europeo che valuta annualmente il movimento dello sviluppo dei 28 Paesi sotto questo indicatore, elaborando per ogni Paese un Gender Equality Index. L’Italia si è posizionata nel 2020 a circa metà della graduatoria dei paesi europei con un punteggio di 63,5/100. Questo indice viene valutato sui seguenti domini: istruzione, lavoro, soldi, tempo (bilanciamento vita/lavoro e condivisione delle mansioni domestiche), potere e salute. Interessante è sottolineare come alla valutazione di ogni dominio partecipino differenti sottodomini. In quello del lavoro i sotto domini sono i seguenti: partecipazione, segregazione professionale e qualità del lavoro, inteso come prospettive di carriera e network professionale. In nessuno di questi indicatori esiste ad oggi una parità o un vantaggio a favore della popolazione femminile.

Tutti i report e le spinte istituzionali si muovono in una sola direzione e la strada da percorrere dobbiamo farla insieme, donne e uomini, perché quest’alleanza costruisca il benessere di tutti.

 

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