AnnaMaria-Moretti

La Prof.ssa Anna Maria Moretti, che succede all’austriaca Alexandra Kautzi-Willer, è stata eletta presidente nel corso del congresso della IGM che si è svolto a Padova, il 16-17 settembre 2022

10 ottobre 2022

È la prima italiana alla guida della Società Internazionale di Medicina di Genere (IGM): la Pneumologa professoressa Anna Maria Moretti è stata eletta presidente in occasione del decimo congresso internazionale che si è tenuto a Padova il 16 e 17 settembre 2022.
Un riconoscimento salutato con grande soddisfazione dal Prof. Paolo Tranquilli Leali: “Quando la SIOT, prima fra le società scientifiche italiane, ha istituito nel marzo 2021 la Commissione per le Pari Opportunità e la Medicina di Genere, oltre all’idea di includere uomini e donne in egual numero, è emersa la proposta di coinvolgere la Prof.ssa Moretti. Pur trattandosi di una Pneumologa e non di un’Ortopedica – ha dichiarato il presidente SIOT – non abbiamo voluto privarci delle sue straordinarie competenze sulla Medicina di Genere e capacità relazionali sia sul piano nazionale che su quello internazionale, qualità confermate dalla recente nomina”.

La redazione di SIOT NEWS ha intervistato la Prof.ssa Anna Maria Moretti per la rubrica LET’S CLOSE THE GAP.

Ci delinea sinteticamente il suo curriculum professionale?
“Sono specialista in Malattie dell’apparato respiratorio, attualmente dirigente della Struttura di Malattie dell’Apparato respiratorio presso l’ospedale Santa Maria GVM di Bari. Sono presidente nazionale di GISEG (Gruppo Italiano Salute e Genere), unica società scientifica italiana di Medicina di Genere accreditata presso il Ministero della Salute; componente della Commissione Medicina di Genere della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) e componente dell’Osservatorio di Medicina di Genere istituito dal Ministero della Salute presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
In occasione del decimo congresso della Società Internazionale di Medicina di Genere (IGM), sono stata eletta presidente. Raccolgo il testimone lasciato da Alexandra Kautzi-Willer, austriaca. Il mandato dura tre anni. Nel board di IGM è presente la professoressa Alessandra Carè di Roma, mentre gli altri componenti provengono da tutti i Paesi del mondo: Austria, Canada, Giappone, Israele, Olanda ”.

Com’è nata la sua passione per la medicina?
“Credo sia nata in età scolare: in seconda classe elementare iniziai a pensare e dire che avrei fatto il medico. La mia maestra, molto stupita dalla sicurezza che mostravo, riferì ai miei genitori (che lavoravano in altro ambito) questo desiderio e disse: ‘Io credo nella bambina e in questa scelta, perché lei ne è molto convinta’. Evidentemente lo ero e mi piaceva davvero. Nel tempo sono stata sempre più orientata a raggiungere questo obiettivo”.

Gli articoli pubblicati negli ultimi anni hanno mostrato come il mentoring sia un elemento di sostegno per la carriera e la crescita professionale di un chirurgo. Chi sono stati i suoi mentori e crede che abbiano avuto un ruolo nel raggiungimento dei suoi obiettivi?
“Il mentoring è fondamentale: il mio mentore era un docente con esperienze lavorative sia in ambito nazionale che internazionale in un periodo in cui era poco frequente documentare tali esperienze. Era un riconosciuto scienziato oltre che serio professionista che sceglieva i collaboratori in base alla determinazione e all’impegno che dimostravano e a loro dedicava il suo sapere. E’ stato per me un onore lavorare con lui”.

In termini di leadership crede che esista una differenza nell’ambiente di lavoro? E se sì come ha strutturato il suo modello di leadership?
“Ho sempre creduto che leadership significhi capacità di guidare un gruppo di collaboratori e motivarli a raggiungere determinati obiettivi, comuni e condivisi, ma anche e soprattutto investire il proprio tempo per far emergere i loro punti di forza, capacità, e priorità. Ritengo che motivare i collaboratori, favorire un ambiente lavorativo sereno, essere soprattutto disponibile ai loro bisogni sia il metodo migliore per formare futuri leader.

Cos’è la Medicina di Genere?
“E’ una nuova cultura, un nuovo modo di intendere la medicina rispetto al passato.
La Medicina di genere o medicina genere-specifica si occupa delle differenze biologiche, socio-economiche e culturali e della loro influenza sullo stato di salute e di malattia, rappresentando un punto d’interesse fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale.
La medicina di genere nasce nel 1991 grazie alle osservazioni della dottoressa Bernardine Healy, cardiologa americana e Direttrice del National Institute of Health, pubblicate in un editoriale sul New England Journal of Medicine; il lavoro intitolato “The Yentl syndrome”, evidenziava nei due sessi una differente gestione della patologia coronarica, con un numero ridotto di interventi diagnostici e terapeutici effettuati sulle donne rispetto agli uomini, e con un conseguente approccio clinico-terapeutico differente.
Le condizioni economiche, socio-culturali ed ambientali sono significativi indicatori di differenze di genere.
Attualmente è a tutti noto l’impatto che questi fattori esercitano sulla salute dell’individuo. Tali fattori oggi, oltre ad essere considerati significativi determinanti di salute, sono in grado di condizionare i percorsi diagnostici ed intervenire sugli outcome delle terapie.
Recenti studi, che hanno raccolto informazioni in merito alla gestione della salute nella popolazione di alcuni paesi svantaggiati, dimostrano che la crisi economica ha portato ad una significativa riduzione di prestazioni erogate soprattutto nel sesso femminile. Nella valutazione degli indicatori di genere un dato decisamente rilevante è il rapporto sociale tra povertà e mortalità: il livello di mortalità per stessa patologia, è molto più elevato nelle realtà economicamente svantaggiate e con bassi livelli socio-culturali. Pertanto ridurre queste iniquità è un problema non soltanto politico, ma anche etico.

L’OMS riconosce oggi il “genere” come uno dei determinanti fondamentali di salute ed in Italia il “genere” è posto tra gli obiettivi formativi fondamentali per il personale sanitario L’applicazione di un approccio clinico che preveda l’attenzione agli indicatori di genere, oltre che concorrere all’appropriatezza e alla pratica di una medicina basata sulle evidenze, può condurre a una razionalizzazione dei costi sanitari

Può spiegarci meglio?
“A mio parere uno degli esempi più significativi per evidenziare il contenuto di quanto appena riferito, riguarda la gestione dell’infezione da SARS-COV2: il sesso maschile è più colpito del sesso femminile e l’età avanzata e la presenza di comorbilità quali diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari si correlano con un livello di gravità più elevato ed un maggiore indice di mortalità.
In fase acuta il livello di severità della malattia, i tassi di ricovero in terapia intensiva, e i dati di mortalità COVID-19 sono più elevati nel sesso maschile, mentre un trend contrario è presente nella sindrome da Long-COVID che evidenzia un maggiore impatto sul sesso femminile
Il sesso biologico quindi è un indicatore che può influenzare il decorso della malattia e gli outcomes e costituisce un determinante della progressione e degli esiti. Ma significative differenze, durante la pandemia da COVID-19, sono state evidenziate in ambito di gestione della malattia. E’ documentato come l’esito di malattia e i dati di mortalità siano stati direttamente correlati a modelli di organizzazione sanitaria, disponibilità di appropriate tecnologie per la gestione della pandemia, numero di ospedali presenti sul territorio, rapporto personale sanitario/ n.abitanti. Questi indicatori hanno significativamente condizionato le dimensioni dell’equità, dell’efficacia, e della appropriatezza dell’assistenza

Cosa occorre fare per rafforzare i principi della Medicina di genere?
“Perfezionare i percorsi assistenziali secondo indicatori genere-specifici. Migliorare i percorsi formativi per il personale che a vario titolo lavora in ambito sanitario. Sensibilizzare i ricercatori ad indagare in ottica di genere. Comunicare al paziente e alla comunità tutta le nuove prospettive di appropriatezza ed equità nei percorsi di cura ”.

La SIOT ha fondato una commissione Pari Opportunità e Medicina di Genere di cui Lei è componente. Come giudica l’iniziativa?
“Ho l’onore di partecipare alle attività della commissione CPO della SIOT per l’area medicina di genere. La creazione di tavoli di lavoro con tale vocazione nelle Società Scientifiche specialistiche è uno degli obiettivi prioritari dell’ISS che vuole strutturare una rete plurispecialistica sul territorio nazionale. Ad oggi sono stati pubblicati dal CPO documenti scientifici in ottica di genere e le attività in corso produrranno sicuramente esiti significativi.

In che modo il legislatore italiano è intervenuto sulla Medicina di genere?
In Italia in data 11 gennaio 2018 è stata approvata la Legge n. 3 “Delega al Governo per la sperimentazione clinica dei medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la gestione sanitaria del Ministero della Salute” che all’articolo 3 l’ “Applicazione e diffusione della Medicina di Genere nel Servizio Sanitario Nazionale” regolamenta sia la sperimentazione clinica dei farmaci (art. 1, comma 1) sia il percorso clinico-diagnostico (art. 3) n.3
Nella legge sono focalizzati quattro punti-obiettivo: il controllo clinico del paziente secondo percorsi diagnostico-terapeutici orientati al genere, la formazione del personale sanitario, la ricerca secondo indicatori specifici, la comunicazione e l’informazione a tutti i soggetti interessati.
In data 22 settembre 2020 è stato istituito presso l’ISS l’Osservatorio nazionale per la medicina di genere con la funzione di monitorare le attività previste da Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere

Cosa direbbe a una giovane professionista che inizia la sua carriera in questo panorama?
“Le mie competenze professionali assistenziali sono legate alla gestione delle malattie respiratorie, ma come sapete ho un grande interesse in ambito di Medicina di genere ed attualmente lavoro con grande impegno in tale settore. Credo che la pneumologia, fra le specialità mediche, costituisca oggi un’area di interesse primario che deve essere indagato e professato secondo le più moderne prospettive documentate nelle linee guida specialistiche. Anche la medicina di genere costituisce una sfida professionale e ci auguriamo che diventi parte integrante del percorso formativo e assistenziale di ogni professionista”

(intervista di MARIO MAFFEI)


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